PER UN’IDEA DI SCUOLA

Quali sono le ragioni che mi hanno indotto a questa pubblicazione e soprattutto a scegliere questo titolo?

La legge 107/2015 da cui sono scaturiti ben otto decreti legislativi successivi, aveva l’intenzione di rilanciare e codificare a livello normativo la cosiddetta “buona scuola”.  Bisogna riconoscere che la legge, unitamente alla legislazione delegata, contiene buoni principi teorici e significativi orientamenti innovativi su numerosi aspetti dell’ordinamento scolastico: formazione iniziale degli insegnanti, valorizzazione della cultura umanistica e sostegno alla  creatività, revisione percorsi dell’istruzione professionale, norme su esami di Stato, valutazione e certificazione delle competenze, effettività del diritto allo studio, disciplina della scuola all’estero, sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei annipromozione dell’inclusione scolastica.  

Eppure, questa corposa produzione normativa non ha prodotto gli effetti sperati e l’idea di scuola resta confusa. Le ragioni sono molteplici e vanno dalla resistenza al cambiamento della scuola (e in genere delle istituzioni) al mancato coinvolgimento dei docenti al processo innovativo, dall’alternanza dei decisori politici alla scarsa fattibilità di alcune proposte, ecc. Ritengo, però che tra le tante ragioni ce ne sia una rimasta nell’ombra: è venuta a mancare e manca tuttora una idea di scuola.  Una “buona scuola” per essere realizzata ha bisogno prima di tutto di idee fondanti e fondate che ne costituiscano la struttura, che raccolgano i capisaldi del pensiero pedagogico, che esprimano un pensiero educativo forte, capace di coniugare tradizione e innovazione. Una idea di scuola, dunque, che possa attrarre gli insegnanti, sia da essi condivisa e trasferita nella pratica didattica. È condivisa e storicamente documentata la convinzione che la “buona scuola” non viene realizzata dalle norme, ma dagli insegnanti. 

Purtroppo, se diamo uno sguardo alle attività formative rivolte agli insegnanti (corsi, seminari, convegni), ci rendiamo conto che è predominante la dimensione operativa, pragmatica e funzionale dell’insegnare: si propongono e si rincorrono strumenti, procedure, rubriche e griglie per la costruzione del curricolo di istituto, per la progettazione didattica, per la costruzione di unità di apprendimento e per la valutazione e certificazione delle competenze. Si registra, dunque, un fermento, che spesso diventa un affanno, sul “fare”, sulla prassi, ma rimangono nell’ombra l’utilità e soprattutto il senso di questo fare.

Una domanda sorge spontanea: che senso ha il fare per il fare, l’agire per l’agire in assenza di fini che attribuiscano loro significato?

Si rincorre la perfezione degli strumenti, ma restano confusi i fini! 

Mai come oggi mi sembra adeguata la frase che Einstein ebbe a pronunciare a proposito del progresso scientifico: il guaio dell’umanità non consiste nella perfezione dei mezzi quanto nella confusione dei fini. 

L’idea di scuola, dunque, dietro lo straripare della dimensione pragmatica e funzionale (anche nella vita), appare sfumata, dispersa, confusa. Forse abbiamo perduto il pensiero che regge l’educare, l’insegnare, l’apprendere che sono i tre pilastri fondamentali che costituiscono l’idea di scuola.

Questo libro vuole offrire un contributo per rifocalizzare una idea di scuola o almeno a suscitare un dibattito intorno ad essa attraverso la voce di autorevoli esperti nazionali e internazionali tra cui appaiono Derrick de Kerckhove, allievo di Marshall McLuhan (Canada) e P. Meirieu, professore emerito dell’università di Lione 2. 

Ringrazio tutti gli autori, ai quali sono legato da sentimenti di antica o nuova amicizia e da profonda stima, che hanno permesso la pubblicazione dell’opera.

Un ringraziamento particolare va a Giuseppe Lisciani che ha voluto la creazione della collana Guide per lo sviluppo professionale degli insegnanti di cui questo libro viene a fare parte. 


Ecco la struttura dell’opera: 

PARTE PRIMA: L’educare 

Cap. I : L’educazione tra declino e urgenza 
Carlo Petracca 

Cap. IIEducare alla cittadinanza nella scuola, secondo Costituzione
Luciano Corradini 

Cap IIILa scuola che include
Luigi Guerra 

Cap IVLa formazione dei talenti come nuova frontiera
Umberto Margiotta 

 

PARTE SECONDA: L’insegnare 

Cap V: Italiano lingua prima, oggi
Francesco Sabatini 

Cap VI: L’educazione alla lettura: strategie educative e percorsi metodologici
Livio Sossi  

Cap VII: Educare al pensiero matematico per una cittadinanza consapevole
Michele Pellerey 

Cap. VIII: Informatica e cittadino digitale: dal coding al computazional thinking
Enrico Nardelli 

 

PARTE TERZA L’apprendere 

Cap. IX: Essere insegnanti oggi: facilitare l’apprendere
Philippe Meirieu 

Cap. X: La fatica e il piacere di imparare
Pietro Boscolo 

Cap. XI: Tecnologie per l’apprendimento: l’educazione di Pinocchio 2.0
Derrick de Kerckhove 

Cap. XII: Costruire ambienti di apprendimento
Piergiuseppe Ellerani 

Cap. XIII: Un belvedere: la scuola come luogo
Beniamino Brocca 

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